ADN KRONOS del 22 aprile 2006

 

STRAGE BOLOGNA: GIUDICE LUPACCHINI, UNA SENTENZA DA RIVEDERE "VERDETTO TROPPO DISTANTE DALLA VERITA' DELLO STORICO"

Roma, 22 apr. - (Adnkronos) - Quella sulla strage di Bologna e' una
sentenza 'da rivedere' per il magistrato Otello Lupacchini che, nel
corso della presentazione oggi a Roma del suo libro 'La banda della
magliana', edizioni Koine', ha spiegato come sull'eccidio che il 2
agosto 1980 fece 85 morti e 200 feriti la verita' formale, affermata
dalla sentenza che ha condannato in via definitiva Francesca Mambro e
Valerio Fioravanti e in appello Luigi Ciavardini, sia 'troppo distante
dalla verita' dello storico'.

Lupacchini, che e' stato giudice di Corte d'Assise a Bologna, ha avuto
occasione di occuparsi della strage di Bologna, come ha spiegato lui
stesso nel corso della presentazione, 'per ragioni professionali'.
'Parlo in maniera non sospetta', ha detto il magistrato, ricordando di
essere stato l'estensore della sentenza nel processo per l'omicidio
del giudice Mario Amato per il quale furono condannati Mambro,
Fioravanti e Ciavardini.

'A quella sentenza di condanna -ha ricordato Lupacchini- si pervenne
dopo aver finito il profilo, l'ideologia e i moventi che erano dietro
le azioni dei Nar, compresa quella rottura con i 'vecchi tramoni',
come li chiamavano loro, della vecchia eversione di destra.
Amato, stabili' quella sentenza, fu ucciso, perche' in lui, in quanto
uomo dello Stato, venne identificato un simbolo da abbattere. Si
tratto' di un gesto che voleva trainare il movimento nella lotta
contro lo Stato. E se queste erano le pulsioni che muovevano i Nar
commettere una strage e uccidere 85 innocenti non sarebbe stato certo
coerente'.

Ma accanto a questo, per il magistrato, ci sono anche
altri elementi 'oggettivi' che mettono in dubbio la verita' della
sentenza su Bologna, elementi, ha detto, legati tra l'altro alla
mancanza di credibilita' di testimoni che hanno accusato continui voti
di memoria e sono perfino miracolosamente guariti da mali incurabili'.

'E se questo e' il contesto -ha aggiunto Lupacchini- e' chiaro come
esista una forbice tra la verita' affermata dal processo e la verita'
di cui e' alla ricerca lo storico. Una distanza che in 25 anni non si
e' minimamente attenuata. E questo vuol dire che qualcosa non ha
funzionato nell'acquisizione e formazione della prova. Ora
bisognerebbe riprendere in mano gli atti e riesaminare le fonti e
l'oggetto che hanno portato a quella sentenza'.

Alla presentazione del libro di Lupacchini sono intervenuti anche due
giornalisti che di criminalita' e dell'eccidio di Bologna si sono
occupati a lungo, Andrea Colombo de 'Il Manifesto' e Renato Besana di
'Libero'. 'Il bel libro di Lupacchini -ha detto Colombo- rappresenta
una lucida critica della sentenza sulla strage che se per il
magistrato si basa su elementi discutibili per me si basa su accuse
forsennate. A cominciare da quelle formulate da pentiti che piu' volte
si sono contraddetti come Massimo Sparti o Angelo Izzo', il mostro del
Circeo di recente tornato alla ribalta per il duplice omicidio di
Campobasso, che 'ha tirato in ballo Ciavardini sulla base di una
semplice deduzione. Una sentenza quella su Bologna -ha aggiunto
Colombo- criticata da esponenti non solo di destra ma anche di
sinistra, da Adriano Sofri a Rossana Rossanda. Ma e' sbagliato usare
il passato a fini di lotta politica presente e per questo occorre
staccare la ricostruzione storica di quell'eccidio da qualunque
strumentalizzazione'.Besana, dal canto suo, ha ricordato come in quegli anni
l'Italia fosse 'campo di battaglia tra opposte fazioni mediorientali'
e ha illustrato le varie piste alternative emerse sull'eccidio negli
ultimi anni. A cominciare da quella che vede nella strage una
ritorsione libica in un momento di forte crisi mediterranea, a quella
palestinese che vede dietro l'esplosione il gruppo separat di Carlos
'lo sciacallo' che, ha ricordato, era a Bologna in quel periodo
insieme all'esperto di esplosivi del gruppo Thomas Kram e alla sua
donna, riconosciuta dal portiere di albergo della citta' felsinea, e
arrestata poco dopo l'eccidio a Fiumicino con lo stesso esplosivo che
venne usato alla stazione di Bologna.

'Quello che c'e' da chiedersi -ha concluso Besana- e' perche' su
questi elementi di indagine la magistratura non abbia fatto i
necessari accertamenti e perche' il fascicolo di inchiesta sulla
strage di Bologna sia stato riaperto dalla Procura felsinea solo
nell'agosto scorso'.