Teatro Anfitrione 1 agosto 05 - ore 21 -

A venticinque anni di distanza dal giorno in cui una bomba esplose nella sala d’attesa della stazione di Bologna causando 85 vittime, si è tornato a discutere del più grave fatto di sangue della storia della nostra giovane Repubblica nell’ambito di un convegno tenutosi a Roma presso il Teatro Anfitrione. A promuovere l’incontro, il comitato “L’Ora della Verità”, nato con l’obiettivo di far luce sulle mille ombre che hanno avvolto le indagini sulla strage e per sostenere l’innocenza di Luigi Ciavardini, incriminato di complicità con Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, la cui condanna è già passata in giudicato. L’imputato rischia trent’anni di pena: il massimo previsto per un ragazzo che all’epoca dei fatti era ancora minorenne. I lavori della Commissione Stragi stanno lentamente facendo affiorare una serie di informazioni fondamentali per la completa quadratura del cerchio: i colpevoli andrebbero ricercati in ambienti diversi da quello della destra, fatta oggetto di ripetuti depistaggi. Ad avvalorare questa tesi è intervenuta anche una recente lettera dell’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, indirizzata all’On. Enzo Fragalà, in cui il Senatore a vita sostiene l’erroneità delle affermazioni che rilasciò nei giorni successivi all’attentato, riguardo la sua presunta matrice “fascista”.

Il Consigliere Alessandro Cochi ha introdotto i relatori, confermando “la trasversalità delle adesioni ricevute da “L’Ora della Verità”, che riunisce persone di differente fede politica, unite dalla comune sensibilità per la causa della giustizia”. Il portavoce del comitato, l’Avv. Valerio Cutonilli, ha sottolineato “la possibilità che si verifichi un caso Sacco e Vanzetti all’italiana: l’impalcatura dell’accusa a Ciavardini è montata intorno ad una conversazione telefonica che non è neppure certo sia mai avvenuta, i cui protagonisti non ne ricordano i particolari, e sulla testimonianza di Angelo Izzo, il mostro del Circeo, che avrebbe dedotto, da una dialogo ascoltato in carcere, la presenza dell’imputato nel capoluogo emiliano il 2 agosto 1980”. Subito dopo ha preso parola Marcello De Angelis, direttore del mensile “Area”,che ha ribadito il suo sospetto riguardo “un processo nato con una pista preconfezionata, a cui mancano due elementi fondamentali per la giurisprudenza: il mandante ed il movente. I documenti emersi dagli archivi della Stasi (il servizio di intelligence della Ddr) evidenziano come nella strage sarebbe implicato il famigerato gruppo Carlos macchiatosi, tra gli anni ’70 e ’80, di altri tredici attentati identici per modalità ed esplosivo utilizzato a quello di Bologna. Il loro scopo sarebbe stato quello di punire il nostro governo per la detenzione del terrorista dell’Fplp Abu Anzeh Saleh, uomo di fiducia in Italia dello sciacallo”. Il giornalista di Radio Spazio Aperto David Gramiccioli si è detto invece preoccupato “per l’eventuale strumentalizzazione del caso, in quanto la Corte di Cassazione sarà chiamata a pronunciarsi a ridosso delle prossime elezioni politiche. In molti potrebbero essere intenzionati a ribadire l’assioma destra uguale stragismo: Ciavardini diverrebbe allora il mezzo per ottenere facili consensi sull’onda emotiva degli eventi di Madrid e Londra”. A concludere la serata è intervenuto lo stesso Luigi Ciavardini, che dopo aver ringraziato i circa quattrocento spettatori,ha ribadito che “la sua non è una battaglia personalistica, ma una ricerca della verità: nell’estate del 1980 morirono 85 innocenti, ora tutto il popolo italiano rischia di rimanere vittima di una giustizia cieca”.

Gabriele Natalizia