Interrogazione parlamentare del 23.10.1997: formulata dagli Onorevoli Fragalà e Cola

 

(Sezione 9 - Vicende del collaboratore di giustizia Massimo Sparti)

FRAGALÀ e COLA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri di grazia e giustizia e dell'interno. - Per sapere - premesso che:
a seguito delle dichiarazioni rilasciate alla stampa da Adriano Sofri dal carcere di Pisa, comparse su quasi tutti i quotidiani italiani, gli interroganti ritengono essenziale riproporre integralmente l'interrogazione parlamentare n. 4-16317, presentata durante la XII legislatura e rimasta senza risposta;
in data 23 novembre 1995 il quotidiano Il Secolo d'Italia, con un articolo a firma del giornalista Silvio Leoni, ha rivelato la clamorosa notizia che da mesi è in corso una delicatissima indagine da parte della procura di Bologna e, più recentemente, da parte del giudice istruttore Salvini di Milano, riguardo alla perizia medica effettuata il 13 febbraio 1982 dal professor Michelassi di Pisa, per la quale fu diagnosticato a Massimo Sparti, allora detenuto per gravi reati, un tumore alla testa del colon, in conseguenza della quale lo stesso fu scarcerato perché ritenuto in gravissime condizioni di salute;
il medesimo Sparti era stato già visitato diciassette giorni prima, il 27 gennaio 1982, dal professor Ceraudo del centro clinico carcerario di Pisa, che non aveva rinvenuto forme tumorali;
subito dopo la «provvidenziale» perizia del professor Michelassi, lo Sparti, il 24 febbraio 1982, veniva liberato, diventando, una settimana più tardi, il super testimone sul quale si reggeva e si è retto l'impianto accusatorio per la strage del 2 agosto 1980 della stazione di Bologna;
le accuse dello Sparti, pur raccolte a partire dal giorno 11 aprile 1981 sotto la gestione del capitano della Digos Straullu, sono state rese note solo dopo la sua asserita malattia e la sua effettiva scarcerazione;
la corte di assise di appello di Bologna ha denegato l'acquisizione processuale della cartella clinica casellaria dello Sparti, ritenendo tali documenti irrilevanti per valutare l'attendibilità dello stesso che, per altro, risultava essersi contraddetto innumerevoli volte ed essere stato smentito dalla propria moglie e persino dalla collaboratrice familiare;
lo Sparti, dopo la sua scarcerazione e la diagnosi infausta di essere un malato terminale di cancro è, per sua fortuna, vivo e vegeto, nonché scomparso dalla circolazione proprio a far data dal 24 febbraio 1982 -:
quali iniziative e quali provvedimenti intendano assumere per accertare la linearità e la trasparenza della gestione dello Sparti come collaboratore di giustizia, nonché i modi e le circostanze della sopra descritta perizia medica effettuata dal professor Michelassi e della conseguente scarcerazione del detenuto per gravi motivi di salute, facendo anche riferimento alle recenti circostanze di fatto che sono emerse sulle cause delle stragi di Bologna e di Ustica e, cioè, da una parte clamorose responsabilità istituzionali di depistaggi verso la cosiddetta «eversione nera» e, dall'altra, omissioni, omertà e complici silenzi, tutti mirati ad occultare i numerosi indizi emersi fin dal 1980, riguardo alla ideazione e alla attuazione delle due stragi ad opera del terrorismo della Libia del colonnello Gheddafi.
(3-00852)
(10 marzo 1997)

Seduta n. 260 del 23/10/1997
.
(Vicende del collaboratore di giustizia Massimo Sparti)
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione Fragalà n.3-00852 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 9).
Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
ANTONINO MIRONE, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Vorrei premettere alla risposta in merito ai quesiti posti dagli interroganti che il Ministero di grazia e giustizia non ha veste istituzionale per compiere accertamenti sull'eventuale non veridicità di dichiarazioni rese da testi o da parti di un processo penale. A tale scopo, infatti, è preposto il procedimento penale per l'eventuale delitto di calunnia o falsa testimonianza e, nel caso vi sia stata sentenza di condanna basata su dichiarazioni che potrebbero rivelarsi mendaci in relazione a circostanze emerse dopo il giudicato, soccorre l'istituto della revisione. Non di meno, per dare risposta agli interroganti sui quesiti specifici posti al Ministero, sono stati acquisiti una serie di elementi presso l'autorità giudiziaria.
Dalle informazioni e dai provvedimenti trasmessi risulta che l'autorità giudiziaria ha esaminato l'argomento secondo cui Sparti Massimo potrebbe aver calunniato Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, dichiarando falsamente che Fioravanti due giorni dopo la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto gli aveva richiesto, con minacce, di procurare documenti falsi per sé e per la Mambro per sottrarsi alle ricerche dell'autorità, dato che essi si trovavano alla stazione ferroviaria di Bologna al momento dell'esplosione. Secondo tale argomento, la calunnia di Sparti sarebbe stata premiata favorendolo con la formazione di un falso reperto, rilasciato da sanitari legati alla massoneria, attestante una sua grave infermità, incompatibile con il carcere, così che avrebbe ottenuto la libertà provvisoria.
Dalle informazioni acquisite risulta che la procura della Repubblica di Bologna, nel richiedere l'archiviazione del procedimento contro Sparti Massimo, indagato per calunnia in danno di Fioravanti Valerio e Mambro Francesca, nel provvedimento del 27 febbraio 1997 ha dettagliatamente ricostruito i fatti e le vicende che formano oggetto dei quesiti posti nell'interrogazione. In sostanza, dalla documentazione acquisita risulta che l'autorità giudiziaria ha accertato che la diagnosi formulata nel certificato del centro clinico penitenziario di Pisa del 13 febbraio 1982 era sbagliata, ma che non vi fu alcuna dolosa falsificazione di diagnosi. L'errore valutativo emerse allorché lo Sparti, subito dopo essere stato posto in libertà provvisoria il 3 marzo 1992, fu ricoverato in ospedale a Roma, trattenuto per esami quasi un mese e, al termine degli stessi, sottoposto ad una pesante operazione chirurgica esplorativa, che consentì di escludere la natura neoplastica delle formazioni createsi sul pancreas. L'autorità giudiziaria ha ritenuto che proprio per l'importanza dell'intervento chirurgico lo stesso Sparti non vi si sarebbe di certo sottoposto se fosse stato consapevole della falsità della diagnosi.
Per quanto concerne gli asseriti legami massonici, gli accertamenti condotti dall'autorità giudiziaria li hanno esclusi sia per il radiologo, professor Michelassi, che stilò il referto iniziale, sia per gli altri sanitari delle strutture pubbliche di Pisa che curarono lo Sparti. Il GIP ha potuto invece ricondurre la ragione dei sospetti formulati dal dottor Ceraudo, già direttore del centro clinico giudiziario di Pisa, nei confronti dei suoi colleghi al risentimento dello stesso Ceraudo, che li riteneva coinvolti in qualche modo nel proprio allontanamento dall'incarico. Nella motivazione del decreto di archiviazione si legge anche che lo Sparti rese l'unica testimonianza favorevole a Fioravanti e Mambro il 5 maggio 1982 (due mesi dopo la sua liberazione), sostenendo che la richiesta minacciosa di falsi documenti da parte del Fioravanti stesso era avvenuta nel settembre del 1980, e non il 4 agosto, come aveva più volte dichiarato, mentre era ancora detenuto, e come ebbe a ribadire in seguito. Sembrerebbe cioè che la sua scarcerazione fosse stata favorita nel modo indicato solo per consentire una sua rettifica testimoniale in favore e non in danno dei due terroristi.
Il GIP ha perciò concluso che manca qualsiasi elemento indiziario che consenta di ritenere calunniose le dichiarazioni rese da Massimo Sparti nel processo della strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna; dichiarazioni, d'altronde, sottoposte a vaglio critico ripetuto da parte dei vari giudici che si sono occupati della vicenda nei vari gradi di giudizio, compreso quello in sede di rinvio.
La procura generale presso la Corte di appello di Milano ha comunicato che il dottor Guido Salvini, giudice istruttore del tribunale di Milano, non ha svolto né svolge alcuna indagine attinente alla perizia che sarebbe stata effettuata dal professor Michelassi. Avuto riguardo a tali complessive acquisizioni, non si ritiene allo stato di dovere effettuare, in assenza di ulteriori dati, altri accertamenti in sede ministeriale.
PRESIDENTE. L'onorevole Fragalà ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n.3-00852.
VINCENZO FRAGALA'. Signor Presidente, signor sottosegretario, debbo dichiararmi parzialmente soddisfatto della risposta del sottosegretario perché per la prima volta nel nostro paese, riguardo all'unica fonte di accusa nei confronti di Francesca Mambro e di Valerio Fioravanti per la condanna all'ergastolo per la strage di Bologna, viene finalmente riconosciuto quello che si sostiene da più parti politiche da oltre vent'anni attraverso il famoso comitato «Se fossero innocenti», ossia che Sparti fu liberato subito dopo aver dichiarato false accuse nei confronti dei due giovani, sulla base di una perizia infondata. Noi sosteniamo che si trattava di una falsa perizia, il sottosegretario ci ha detto che era una perizia erronea. La sostanza del problema non muta perché non vi è dubbio che il professor Michelassi in quella perizia del 13 febbraio 1982 diagnosticò al detenuto per gravissimi reati Massimo Sparti un tumore alla testa del colon.In conseguenza di quella diagnosi - che il sottosegretario sostiene essere erronea ed io sostengo essere invece falsa - Massimo Sparti fu scarcerato e scomparve dalla circolazione.
Ebbene, insigne Presidente e signor sottosegretario, non vi è dubbio che questa vicenda viene oggi all'attenzione del Parlamento - e quindi dell'opinione pubblica italiana - dopo che per vent'anni si è invece sostenuto che Sparti fosse stato graziato da un miracolo divino rispetto ad una diagnosi infausta come quella del tumore alla testa del colon, che pone il malato in condizione terminale e senza alcuna prospettiva o speranza di vita.
L'atto giudiziario citato in aula dal sottosegretario sostiene che due elementi depongono per la buona fede di Sparti e di chi lo aiutò ad evadere attraverso una falsa perizia (una scarcerazione, quindi, del tutto infondata). I due elementi sarebbero innanzitutto che Sparti si sottopose facilmente ad una operazione chirurgica, cosa che, secondo questa logica aberrante, non avrebbe fatto se fosse stato consapevole della falsa diagnosi.
È facile rispondere, in proposito, che Sparti, che aveva una vasta rete di protezione che gli aveva consentito, dopo le calunniose accuse contro Mambro e Fioravanti, si sarebbe sottoposto a qualunque operazione chirurgica come si sottopose alla diagnosi del professor Michelassi.
Inoltre, non è assolutamente vero che Sparti fornì una dichiarazione diversa e favorevole a Mambro e Fioravanti. Chi conosce gli atti processuali, infatti, sa benissimo che l'unico elemento di accusa, che fu smentito dalla stessa moglie di Sparti e dalla sua collaboratrice domestica, circa il famoso incontro con Fioravanti, è stato la colonna portante - direi la colonna infame - di un processo ingiusto che ha portato ad un errore giudiziario a causa del quale questi due giovani sono stati ingiustamente condannati alla pena dell'ergastolo per la strage di Bologna.
Una strage, signor Presidente e signor sottosegretario, rispetto alla quale la Commissione stragi - della quale mi onoro di appartenere - ha acquisito una serie di elementi, portati alla luce anche dal giudice Salvini, in base ai quali risulterebbe che il movente e gli esecutori non sono Mambro e Fioravanti, ma terroristi libici, che hanno operato, subito dopo l'abbattimento del DC-9 Itavia del 27 giugno 1980, con la strage del 2 agosto 1980, per intimidire il Governo italiano. Così hanno dichiarato i ministri che hanno fatto parte del consiglio di sicurezza che fu riunito proprio il 5 agosto 1980, tre giorni dopo la strage, in cui si disse che bisognava tenere segreto, nei confronti dei magistrati, il fatto che la strage di Bologna era stata opera del terrorismo libico, così come si era saputo da canali internazionali, di servizi segreti internazionali, ma soprattutto di esponenti politici internazionali.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze e delle interrogazioni all'ordine del giorno.