Sabato 14 gennaio 2006, il comitato “l’ora della verità” ha inaugurato a Brescia il nuovo ciclo di conferenze sulla vicenda giudiziaria della Strage di Bologna.
Dopo il brillante intervento introduttivo del Professor Umberto Malafronte, efficace e sintetico nei suoi indispensabili richiami storici, Piero Puschiavo ha salutato l’arrivo del comitato nella città lombarda, sottolineando la forte emozione provata a Roma il 3 dicembre scorso, quando quattromila fiaccole giunte da ogni parte d’Italia sono sfilate, silenziose ed ordinate, nel centro di Roma per reclamare la Verità sulla Strage di Bologna.
L’Avv. Valerio Cutonilli, portavoce del comitato, ha evidenziato i risultati ottenuti sinora: “vi confesso che quanto sta accadendo ha dell’incredibile anche per me. Il comitato è nato a poche ore dal 25° anniversario della Strage di Bologna, per impulso soprattutto di giovani avvocati, studenti, cittadini comuni. In pochi mesi, in modo del tutto spontaneo, ha saputo mobilitare energie in tutta Italia, arrivando a contare decine di migliaia di consensi, da Trento fino a Catania. Fatto piuttosto insolito, poi, è che un’iniziativa nata dalla gente, dal “basso” per così dire, ha trascinato in fretta persino autorevoli personalità politiche. Fanno parte del comitato, oggi, circa trenta persone tra parlamentari nazionali ed europei, assessori e consiglieri regionali, appartenenti ad almeno 7 partiti diversi. E’ l’ennesima dimostrazione che l’Italia oggi è cambiata, che la società civile, a cui la politica non sembra rimanere sorda, non vuole più colpevoli di comodo; a Bologna come altrove. La Verità e la Giustizia sono di tutti, rappresentano un valore assoluto che non può essere sacrificato a presunte ragion di stato o, peggio ancora, a storiografie di partito quanto meno inadeguate al nuovo contesto storico. Giriamo in lungo e largo l’Italia da diversi mesi, confrontandoci con gente di tutte le opinioni politiche. E tutti manifestano la propria convinzione circa l’innocenza di Luigi Ciavardini. Di questo, con ogni probabilità, sarebbe il caso di iniziare a prendere atto”.
E’ intervenuto infine Luigi Ciavardini che ha voluto ricordare le 85 vittime dell’atto più infame dell’intera storia italiana: “sono stato giovane in un periodo terribile, una fase storica in cui i ragazzi di destra vivevano una situazione permanente di pericolo e non si sentivano in alcun modo tutelati dello Stato. Questo mi portò a compiere scelte drammatiche per cui, giustamente, ho già pagato. Ma la mia storia, come quella di Mambro e Fioravanti, non ha nulla a che fare con le stragi, con il massacro di persone innocenti, con lo sterminio indiscriminato di donne e bambini. Sarei dovuto essere il primo testimone della difesa, mi hanno invece consegnato il ruolo di imputato. Il PM Ricciotti chiese, dopo anni di indagine, l’archiviazione in quanto non c’erano elementi in grado di consentire un rinvio a giudizio nei miei confronti. La sua richiesta non fu accolta ed un nuovo PM, in poco tempo, chiese il mio rinvio a giudizio in ragione di sopravvenuti elementi di rilevanza. Dissero che esisteva una foto che mi raffigurava insieme a Sergio Picciafuoco. Picciafuoco era un ricercato per reati comuni, effettivamente presente alla stazione di Bologna quel 2 agosto 1980, che si recò addirittura al pronto soccorso per ricevere le cure del caso dopo l’esplosione. Beh…Picciafuoco è stato giustamente assolto e quella foto non è mai esistita, non ha mai fatto la sua comparsa nel processo. Io però, in appello, sono stato comunque condannato a 30 anni di reclusione per concorso in Strage. Quello che prima non era sufficiente a consentire neppure un mero rinvio a giudizio è poi bastato per condannarmi per il reato di Strage. Prima è stato detto che avrei portato la valigia della morte in quanto prestante e muscoloso, poi sarei divenuto l’autista dei due mostri di Bologna. Oggi viene reclamata la mia condanna perché avrei restituito un documento falso a Fioravanti. Non esiste un testimone, vero o falso che sia, che asserisce la mia presenza alla Stazione di Bologna. Sono qui, davanti alla gente, perché ho il dovere di metterci la faccia, di guardare e farmi guardare negli occhi quando dico, per l’ennesima volta, che con la Strage di Bologna io non c’entro nulla”.
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