1981.
IL CULMINE DEI DEPISTAGGI.
 
nella foto: il Generale Giuseppe Santovito, affiliato alla loggia massonica P2 e Direttore del SISMI dal gennaio 1978 all’agosto 1981


La vicenda giudiziaria relativa alla Strage di Bologna è caratterizzata da una serie impressionante di depistaggi.

Tali depistaggi iniziano, di fatto, lo stesso 2 agosto 1980, quando le macerie della sala d’attesa della stazione fumano ancora.

Si tratta di depistaggi posti in essere non da persone qualunque ma, addirittura, dai vertici stessi dei servizi segreti.

Questi depistaggi hanno un chiaro comune denominatore: la collocazione ideologica delle vittime.

I capi espiatori prescelti sono sempre e soltanto militanti della destra radicale italiana cui però vengono attribuiti legami con estremisti stranieri, così da rendere più lunghe e complesse le operazioni di verifica da parte della magistratura.

I depistaggi trovano il loro momento culminante nel 1981, anno cruciale di questa incredibile vicenda giudiziaria.

Il 13 gennaio 1981, sul treno Taranto-Milano, ma guarda caso proprio all’altezza di Bologna, viene trovata una valigia che contiene il kit del perfetto terrorista.
Al suo interno, in particolare, è contenuta una non trascurabile quantità di un esplosivo del tutto simile a quello utilizzato per la Strage alla stazione di qualche prima.

La vicenda, assicurano i servizi segreti “deviati” alla magistratura bolognese, va posta in stretta relazione con la Strage di Bologna.

Più avanti si scopre però, con tanto di sentenza definitiva, che si tratta in realtà di un gravisso depistaggio delle indagini sulla Strage di Bologna, ordito dai vertici stessi del Sismi: gli ufficiali pidduisti Musumeci e Belmonte che hanno agito, supportati dell’americano Michael Ledeen, con il placet del Generale Santovito, Direttore del servizio segreto militare e anch’egli affiliato alla Loggia P2.

Vittime del depistaggio, ancora una volta, sono numerosi militanti della destra radicale italiana. Uno di questi, indicato guarda caso come l’elemento di collegamento con l’estero, è Giorgio Vale, militante di spicco dei NAR che da mesi, appunto, viene indicato anche dai media come persona appartenente alla stessa banda di Fioravanti, Mambro e Ciavardini.

I servizi segreti “deviati”, guarda caso, segnalano alla Procura di Bologna il nome di Vale nel febbraio 1981, proprio nelle ore successive all’arresto di Fioravanti, occorso nella città di Padova.

In pratica, mentre i magistrati che indagano sulla Strage di Bologna apprendono dai servizi depistatori che Giorgio Vale sarebbe l’uomo-chiave della vicenda, i quotidiani italiani più importanti indicano lo stesso Vale come persona di spicco della banda armata di Fioravanti.

Va osservato che, al momento, Fioravanti non è stato ancora chiamato in ballo nella vicenda della Strage di Bologna dal famigerato “teste” Sparti.

In sostanza, i depistatori indirizzano la magistratura sulla figura di Vale proprio mentre questo è associato dai media, peraltro a ragione, alla banda capeggiata da Fioravanti il quale sino a quel momento è rimasto sostanzialmente estraneo alle indagini sulla Strage di Bologna.

Atteso l’inscindibile legame che unisce Vale a Fioravanti, indurre la magistratura bolognese ad indagare sul primo significa metterla nelle migliori condizioni per iniziare ad indagare anche sul secondo.

Sicché delle due l’una.

O si deve concludere per assurdo che quello del Taranto-Milano non è un depistaggio, oppure, se è come ovvio a tutti un depistaggio, si deve riflettere su chi possono esserne le vittime e chi i beneficiari.

Ebbene, se l’obiettivo dei depistatori, come è pacifico per tutti, è quello di allontanare la magistratura dai reali responsabili dell’attentato, la vicenda del Taranto-Milano è uno dei fatti più eloquenti dell’estraneità di Fioravanti, Mambro e Ciavardini alla Strage di Bologna.

E’ lecito chiedersi, pertanto, come si possa minimamente ritenere che la vicenda del Taranto-Milano vada nella direzione della responsabilità di Fioravanti e gli altri nella Strage di Bologna?

Come si può arrivare a violentare l’evidenza, scambiando le vittime evidenti di un depistaggio per i suoi beneficiari?

Le note informative dei depistatori riferiscono di stretti legami tra Vale e gli presunti stragisti italiani e i terroristi altoatesini.

Solo un paio di mesi più tardi, Massimo Sparti racconta la storia di Fioravanti alla Stazione di Bologna, vestito da tirolese…

 

 

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