| 1992. IL RINVIO A GIUDIZIO DI CIAVARDINI |
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In un procedimento penale, soprattutto se di oggettiva gravità, accade assai di rado che un GIP non accolga la richiesta di archiviazione formulata dallo stesso Pubblico Ministero. E’ quanto accaduto, tuttavia, a Luigi Ciavardini, l’unico imputato in un processo per Strage ad essere stato giudicato addirittura da un Tribunale dei Minori. All’udienza preliminare, tenutasi a Bologna il 15 aprile 1992, il PM Romano Ricciotti chiese al GIP del Tribunale dei Minori di Bologna, Luigi Martello, di archiviare il procedimento nei confronti di Luigi Ciavardini. Ed infatti, gli esiti dell’indagine nei confronti di Ciavardini, sviluppatasi come visto grazie alle deduzioni “logiche” del mostro Izzo - rivelatesi presto delle palesi falsità - non avrebbero consentito, a giudizio dello stesso PM, neppure un mero rinvio a giudizio. La vicenda giudiziaria di Ciavardini, giudicato a parte perché diciassettenne all’epoca dei fatti, sarebbe dovuta terminare proprio nella primavera del 1991. Il GIP, tuttavia, dispose un supplemento di indagini che vennero affidate ad un nuovo PM, assai più giovane di Ricciotti – un decano della Procura di Bologna – e proveniente dall’esperienza del Tribunale Civile. Gli esiti delle nuove indagini furono oggettivamente modesti e riguardarono, prevalentemente, i supposti legami tra Ciavardini e Sergio Picciafuoco, uno degli imputati del processo che si stava svolgendo nei confronti dei “maggiorenni”. Tuttavia, proprio tali esiti, in una con una recente Sentenza della Corte Costituzionale, consentirono il rinvio a giudizio di Ciavardini che venne disposto dal GIP il 16 marzo 1992. Ciavardini negò decisamente di conoscere Picciafuoco, nonostante gli organi investigativi sostenessero l’esistenza di una foto che avrebbe ritratto entrambi, ad una manifestazione della destra radicale. In realtà Picciafuoco non era affatto un militante politico, la sua più grande sfortuna fu probabilmente quella di essere nativo di Osimo, una cittadina marchigiana che ospitava allora un’emittente radiofonica vicina alla destra radicale. Il 2 agosto 1980, ricercato per reati comuni, Picciafuoco si trovava effettivamente alla Stazione di Bologna, tanto che sostenne addirittura di aver aiutato la polizia nel prestare i primi soccorsi ai feriti. Ferito a sua volta, è certo che Picciafuoco si presentò in modo spontaneo al Pronto Soccorso di Bologna per ricevere le cure del caso: la circostanza, da subito, indusse gli osservatori più attenti a dubitare fortemente della sua colpevolezza. Secondo l’accusa, invece, Ciavardini sarebbe stato il tramite tra Picciafuoco e la coppia Mambro-Fioravanti. Dopo anni di ingiuste tribolazioni, Picciafuoco è stato assolto in via definitiva, gli asseriti rapporti con Ciavardini si sono rivelati inesistenti e, non da ultimo, la fotografia che avrebbe ritratto i due insieme, nella fantomatica manifestazione politica, non è mai stata prodotta in Giudizio. Per il semplice fatto che non è mai stata scattata. Gli elementi emersi a carico di Ciavardini, pertanto, rimasero in sostanza gli stessi analizzati dal PM Ricciotti che, proprio su tali basi, aveva chiesto l’archiviazione del procedimento. Appare legittimo chiedersi, dunque, come è stato possibile che ciò che non avrebbe consentito neppure il rinvio a giudizio di Ciavardini, ha motivato addirittura una sentenza di condanna, seppure ancora non definitiva?
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