1981.
MASSIMO SPARTI RACCONTA LA STORIA DI FIORAVANTI TRAVESTITO DA TIROLESE
 
1981. Massimo Sparti racconta la storia di fioravanti travestito da tirolese


Il 1981 è l’anno in cui i vertici del Sismi, tutti poi risultati affiliati alla loggia massonica P2, pongono in atto, attraverso la collocazione di una valigia sul treno Taranto-Milano, uno dei più importanti depistaggi delle indagini sulla Strage di Bologna.

Pochi mesi dopo, un delinquente comune vicino alla famigerata banda della Magliana, Massimo Sparti, sostiene davanti ai magistrati di aver ricevuto da Giuseppe Valerio Fioravanti la confidenza della sua presenza alla stazione di Bologna, travestito, in quella torrida mattina di agosto, da turista austriaco.

Tale deposizione, ritenuta attendibile, porterà molti anni dopo alla condanna definitiva di Fioravanti per il reato di strage. Giusta detta sentenza, Fioravanti si sarebbe recato a Bologna, utilizzando un documento falso intestato al Sig. Flavio Caggiula, nato e residente in Italia (in luoghi ben lontani dall’Alto Adige).

E’ noto che tale ricostruzione dei fatti abbia suscitato lo sgomento della stragrande maggioranza delle persone, di destra e di sinistra, che hanno seguito con attenzione e senza idee preconcette la vicenda processuale.

Appare manifestamente inverosimile il fatto che una figura come il Fioravanti, definito in tutte le sentenze emesse nei suoi confronti come una persona astuta e particolarmente avveduta, avrebbe deciso di passare inosservato all’interno della stazione della morte travestendosi da turista tirolese.

Un noto giurista, lontano ideologicamente ed umanamente dagli imputati, ha spiegato con lucida chiarezza come un travestimento di siffatto genere, sfoggiato in una stazione italiana nel cuore dell’estate, potrebbe ottenere l’unico effetto di attirare la massima attenzione da parte delle persone presenti, potenziali testimoni del processo che sarebbe seguito alla strage.

Il ragionamento è talmente evidente che mai nessuno, sino ad oggi, ha tentato di confutarlo.

Ma non solo.

Il quadro dei fatti ipotizzato, già di per sé inverosimile, diventa addirittura grottesco se si considera che Fioravanti, travestito da turista austriaco, avrebbe utilizzato un documento falso di copertura, intestato all’italianissimo Flavio Claggiula, nato e residente nel bel paese, in una città assai lontana dallo stesso Alto Adige.

L’utilizzo di un documento falso di copertura, ritenuto strumento indispensabile per il Fioravanti nell’asserita esecuzione della Strage, presuppone logicamente la possibilità di doverlo esibire in caso di necessità, eventualmente anche davanti alle forze dell’ordine.

Altrimenti non servirebbe a nulla.

Dobbiamo immaginare, dunque, che Fioravanti, travestito da turista austriaco, avrebbe potuto esibire, in occasione di eventuali controlli, il documento di una persona nata e residente in Italia?

Una persona che si traveste da straniero cautelandosi, al contempo, con un documento falso intestato ad un italiano sembrerebbe interessare più l’ospedale psichiatrico che la Corte d’Assise.

E’ lecito chiedersi, pertanto, come sia possibile attribuire la minima credibilità ad un testimone che rappresenti un quadro dei fatti così palesemente inverosimile?

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