FERMO 17 novembre 2005 |
Giovedì 17 novembre 2005, alle ore 21.00, nella meravigliosa cornice offerta dalla sala dei ritratti, si è tenuta la presentazione del libro: “La Strage di Bologna. Luigi Ciavardini: un caso giudiziario”. A dare il ben venuto al pubblico - giunto da tutte le Marche - che ha occupato la sala in ogni ordine di posto, è stato addirittura il sindaco della città, Saturnino Di Ruscio il quale ha ricordato l’importanza, a Fermo come nelle altre città italiane, della libertà di parola e di difesa che vanno riconosciuti a tutti i cittadini, senza distinzione alcuna. Quale rappresentante locale del comitato “l’ora della verità”, è intervenuto Michele Sgroviglia che ha ringraziato gli intervenuti, evidenziando come la battaglia di Verità e di Giustizia intrapresa abbia raggiunto, ormai, ogni regione italiana. Sgroviglia ha osservato come l’estraneità di Ciavardini alla Strage di Bologna sia sostenuta da persone appartenenti ad aree politiche lontane tra di loro, a dimostrazione di quanto sia diffuso e variegato, oggi più che mai, il “fronte” dell’innocenza. Luigi Ciavardini ha raccontato in modo schietto e con toni pacati la sua incredibile vicenda giudiziaria, spiegando che la sua “trasformazione” da potenziale teste della difesa ad ennesimo imputato nel processo relativo alla Strage di Bologna si deve alle “deduzioni logiche” di Angelo Izzo, dimostratesi presto basate su fatti spudoratamente falsi. Ciavardini ha ricordato un episodio, in apparenza banale ma estremamente significativo del processo in oggetto. Ha raccontato di quando fu chiamato a dimostrare la sincerità della sua versione dei fatti – l’aver passato la notte dell’1 agosto in compagnia dei coimputati Mambro e Fioravanti – indicando i particolari dell’abitazione di Treviso nella quale avevano alloggiato. Ciavardini ha spiegato che gli fu mostrata una cartina nella quale era evidenziato un edificio, in realtà non corrispondente a quello nel quale erano stati ospiti i futuri imputati. Ciavardini fece presente in aula che l’edificio in cui avevano dimorato era, in realtà, quello non evidenziato. Qualcuno dichiarò che le parole di Ciavardini stessero dimostrando la sua falsità, essendo evidente che l’immobile in questione era quello evidenziato. Ciavardini confermò le sue parole, sostenendo che la cartina riportava indicazioni errate, tra le perplessità di tutte le persone presenti in udienza. La mattina seguente, il Presidente della Corte diede inizio all’udienza chiedendo scusa a Ciavardini in quanto era stato appurato che i funzionari di polizia giudiziaria avevano indicato, per errore, l’edificio sbagliato: “tengo a raccontare questo episodio per dirvi che ho detto sempre la verità: Mambro, Fioravanti ed io siamo innocenti. Amo dirlo in pubblico, senza celarmi dietro le pagine di un giornale o i microfoni di una radio. Non mi nascondo perché non ho nulla da nascondere e ritengo sia un obbligo imprescindibile raccontare le mie ragioni in mezzo alla gente, mettendoci la faccia: non sono io il mostro di Bologna e non sono certo che questa verità un giorno, magari lontano cento anni, sarà riconosciuta anche da quelli che ieri mi ritennero colpevole”. Il vasto pubblico, composto e partecipe, ha manifestato solidarietà a Ciavardini, impegnandosi a sfilare silenzioso, insieme ad altre migliaia di italiani, verso la bocca della Verità, sabato 3 dicembre a Roma. Così da rendere onore alle 85 vittime innocenti della Strage di Bologna a cui si devono offrire Verità e Giustizia, non colpevoli di comodo.
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