GENOVA 13 novembre 2005


Domenica 13 novembre u.s., presso l’elegante sala conferenze dell’Hotel Savoia di Genova, interamente gremita, è stato presentato il libro: “La Strage di Bologna. Luigi Ciavardini: un caso giudiziario”.

Nei giorni precedenti, erano apparsi alcuni articoli senza firma, su un quotidiano locale, che annunciavano preoccupanti tensioni dovute all’arrivo del comitato “l’ora della verità” nel capoluogo ligure.

La conferenza, al contrario, si è tenuta in un clima di assoluta serenità e ciò grazie anche al senso di responsabilità dimostrato dai ragazzi della sinistra radicale di Genova. Questi ultimi, smentendo la previsioni e gli auspici di qualche isolato provocatore, non hanno dato vita a nessuna manifestazione di protesta, dimostrando – a modo loro – di non avere più intenzione di accontentarsi di colpevoli di comodo, simpatici o meno che possano essere.

L’Avv. Valerio Cutonilli, portavoce del comitato “l’ora della verità”, ha ringraziato la gente ligure per l’enorme contributo prestato, sin dall’inizio, ed ha ricordato le tappe che hanno trasformato il primo potenziale testimone della difesa nel terzo imputato per la Strage di Bologna.

Cutonilli ha ricordato l’intervento alla camera del deputato di Democrazia Proletaria, Luigi Cipriani, in occasione del decimo anniversario della Strage, il quale auspicava la rimozione della frase “strage fascista” dalla lapide commemorativa posta all’interno della stazione di Bologna.

Secondo il portavoce, le affermazioni di siffatto tenore, effettuate da un parlamentare alla sinistra dello stesso PCI, rappresentano l’ennesima conferma, la più esplicita, di quanto sia diffusa nella società italiana la convinzione profonda che, per la Strage di Bologna, stiano pagando o rischino di pagare delle persone innocenti.

Luigi Ciavardini ha raccontato la sua vicenda personale, spiegando come e perché ha fatto ingresso in una vicenda giudiziaria definita surreale, tremendamente simile ad un vortice in grado di risucchiare la vita stessa di una persona innocente.

Ciavardini ha ricordato le deduzioni aberranti di Izzo, fondate su fatti che si dimostrarono presto l’ennesima menzogna proferita sulla vicenda giudiziaria relativa alla Strage di Bologna.

Ciavardini si è soffermato sulle foto – rivelatesi inesistenti – che avrebbero dovuto provare la sua colpevolezza attraverso un fantomatico legame con Sergio Picciafuoco, un imputato riconosciuto estraneo, con sentenza passata in giudicato, alla Strage di Bologna.

La serata ha raggiunto un momento di intensità straordinaria quando Ciavardini si è detto sicuro che, in un futuro magari remoto, la sua innocenza verrà inevitabilmente riconosciuta anche da chi, sinora, ha cercato di chiudere gli occhi davanti all’evidenza: “sono qui in mezzo a voi perché non posso limitarmi a scrivere delle lettere. Voglio dirvi, fissandovi negli occhi, quello che sento dentro ora. E’ stato detto che sarei il mostro che avrebbe portato la valigia della morte a Bologna, poi che hanno asserito che avrei condotto l’automobile nella quale viaggiavano gli esecutori della strage. Ora qualcuno sostiene che sono colpevole perché avrei restituito un documento falsificato. Alla fine, comunque vadano le cose, devono essere colpevole per forza. Eppure, per comprendere la mia innocenza, basterebbe leggere tutto il contenuto di quei 25 faldoni accumulati in tutti questi anni nelle cancellerie dei vari tribunali: le carte riescono a parlare più chiaro di me. Voglio solo dirvi, nonostante le scelte drammatiche compiute nei terribili anni di piombo, che i miei figli potranno sempre uscire di casa a testa alta perché loro padre non è il mostro che ha fatto morire 85 vittime innocenti nella stazione di Bologna. Questa verità, nessuno potrà maitogliermela”.

Le persone intervenute alla conferenza, visibilmente commosse dalla spontaneità di Ciavardini, hanno promesso una partecipazione cospicua alla fiaccolata romana del prossimo tre dicembre.