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Strage del 2 agosto. Anche Cossiga non crede alla pista "fascista".
BOLOGNA SPUNTA LA PISTA "CARLOS"
Dopo venticinque anni, alla vigilia dell’anniversario della strage che colpì la stazione ferroviaria di Bologna, a Roma si è tornato a parlare di quel lontano 2 agosto 1980. Il comitato “L’ora della verità” ha organizzato nella mattinata di ieri una conferenza stampa per presentare l’incontro tenutosi alle ore 21 al Teatro Anfitrione. L’associazione, costituita da persone di differenti opinioni politiche ma di comune sensibilità per le cause della Giustizia, si pone come fine ultimo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su quello che è stato l’attentato più sanguinario della storia della Repubblica Italiana, cercando di attirare l’attenzione generale sulla controversa vicenda giudiziaria che ne è scaturita. Ha introdotto il dibattito il consigliere del I Municipio Alessandro Cochi, presentando il lavoro e i progetti del comitato. Sono intervenuti Marcello De Angelis (direttore del mensile”Area”), David Gramiccioli (giornalista e opinionista di Radio Spazio Aperto), Valerio Cutonilli (avvocato e portavoce de “L’Ora della Verità”) e Luigi Ciavardini, imputato per la strage, sul quale la Corte di Cassazione sarà chiamata a pronunciarsi per la seconda volta nei prossimi mesi. Secondo la sentenza precedente, datata 17 dicembre del 2003, che annullava con rinvio la condanna del 9 marzo del 2002 da parte della Corte d'Appello di Bologna, Ciavardini (minorenne all’epoca dei fatti) per la giustizia italiana non poteva essere ritenuto l'esecutore materiale della strage. Successivamente sono caduti diversi capi d’accusa e il tempo ha smentito testimoni sui quali la magistratura bolognese aveva basato a lungo le sue accuse. Vale la pena ricordare un nome su tutti: Angelo Izzo. La tesi della strage “fascista” sembra non essere più sostenibile nemmeno per coloro che l’hanno avvalorata per anni, forzandone per un quarto di secolo l’iter processuale. Convinzione avvalorata anche da nuovi elementi raccolti dalla Commissione d’inchiesta Mitrokhin e dalle recenti dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, Presidente del Consiglio all’epoca della strage. Queste nuove prove scagionerebbero l’imputato, portando le indagini sulla pista del famigerato “gruppo Carlos”, una banda criminale che tra gli anni ’70 e ’80 ha messo a segno altri 13 attentati simili per modalità a quello avvenuto nel capoluogo emiliano. Il Senatore a vita ha affermato di non aver mai creduto al movente “fascista” e che “l’ultima assai debole sentenza di condanna è da ascriversi alle condizioni, ambientali, politiche ed emotive della città in cui è stata pronunciata”. Oggi Ciavardini è ancora sotto processo. È in attesa di una nuova pronuncia della Cassazione: rischia una condanna a 30 anni. Viene accusato di aver fornito un falso documento d’identità a Valerio Fioravanti nei giorni immediatamente precedenti il delitto. Dinanzi a tale vicenda la Giustizia non ha fatto il suo corso. Non esiste mandante, non c’è movente. È arrivato il momento di dire la verità, per la memoria degli 85 caduti e per il rispetto di tutti gli italiani. Se così non fosse, se si continuasse a ignorare la realtà dei fatti e Ciavardini fosse condannato, saremmo tutti nuove vittime: 57 milioni di persone. Un'altra strage, di giustizia.
Marcoflavio Giagnoni
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