Domenica - 29 Gennaio 2006

 

''Tra 10 anni mi riserbo di parlare meglio di Bologna''

Strage Bologna, Fioravanti: ''Così è stata ignorata la pista estera''

L'ex leader dei Nar, in un'intervista all'Adnkronos, si sofferma sulla figura del terrorista tedesco Thomas Kram presente nel capoluogo emiliano i giorni dell'eccidio

Roma, 29 gen. - (Adnkronos) - Se la pista è quella giusta è stata protetta ''in maniera strepitosa'', secondo Valerio Fioravanti, condannato all'ergastolo per la strage di Bologna insieme alla moglie Francesca Mambro, strage per la quale i due si sono sempre dichiarati innocenti. La pista di cui parla l'ex leader dei Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) è quella legata alla presenza a Bologna l'1 e il 2 agosto dell'80 del berlinese Thomas Kram, militante del gruppo di 'Carlos', il terrorista internazionale legato all'estremismo mediorientale e ricercato dalla giustizia tedesca. Sull'inquietante presenza a Bologna del terrorista venuto dalla Germania il giorno dell'eccidio la Procura felsinea ha ricevuto segnalazioni dalla Digos, ma il fascicolo aperto dai pm è stato archiviato.

''Tra 10 anni mi riserbo di parlare meglio di Bologna -dice Fioravanti all'ADNKRONOS- Certo è che se prima di Bologna l'estrema destra aveva quattro latitanti e 100 fiancheggiatori, dopo Bologna ha avuto 104 latitanti. Lì, quindi, è iniziata la vera epopea terroristica dei Nar, lì è iniziata veramente la fuga di 100 persone su e giù per l'Italia, che non volevano fermarsi ai posti di blocco. Quando hanno fatto il conto dei morti -prosegue Fioravanti- si è scoperto che purtroppo i quattro quinti dei morti dei Nar sono stati fatti dopo la strage di Bologna''.

Fioravanti cita Rousseau, per spiegare il suo pensiero: ''Se uno ti accusa di aver rubato la cattedrale di Notre Dame -dice- non fermarti a dare spigazioni, intanto scappa. Ecco, a noi è successo questo. Ci hanno accusato di una cosa atroce, hanno gettato nel panico, nella disperazione e nella rabbia un numero molto alto di persone, salvo poi assolverle tutte, tranne me e Francesca, ma a quel punto -continua Fioravanti- molta gente si era fatta male e in questa fuga disperata e rabbiosa ci sono stati 20 morti. Tra una decina d'anni -afferma Giusva Fioravanti- quando se ne potrà riflettere, io vorrò discutere su chi realmente ha creato i Nar, se siamo stati noi, o se i creatori di questa epopea di assassini in fuga sono stati quelli che poi alla fuga ci hanno costretto in maniera ingiusta. L'accusa di Bologna è stata talmente atroce, talmente infame, che abbiamo stentato a prenderla sul serio -ricorda- ma poi quando abbiamo capito che facevano sul serio, ha creato uno sconquasso pazzesco''.

''Le novità di adesso -prosegue Fioravanti riferendosi ai documenti della commissione bicamerale d'inchiesta sul caso Mitrokhin- sono rilevanti. Il problema è che sono troppo rilevanti. Se fossero state di minor portata sarebbero state digerite meglio. Fino a pochi mesi fa -ricorda- quando si parlava di questa storia, anche con persone che non c'erano del tutto ostili, la tesi era che non eravamo stati noi, ma qualcuno, comunque, del giro riferibile al nostro. Se fossero uscite quindi novità su qualche altra cosa -ipotizza Fioravanti- magari su qualche altro italiano, la cosa sarebbe stata digerita immediatamente. Il problema è che quello che è uscito fuori è completamente diverso da quello su cui si è lavorato per 25 anni e -prosegue- se devo dire la verità, è completamente diverso da quello che io ho immaginato per 24 anni''.

''Le novità di adesso -insiste Fioravanti- sono così diverse da quello che era trapelato nel corso degli anni che, se la pista è quella giusta, è stata protetta in maniera talmente strepitosa che neanche uno, che come me si è raccolto tutti i ritagli di giornale per un quarto di secolo, aveva immaginato una cosa del genere''.

Ma che idea si erano fatti i terroristi neri, sempre proclamatisi innocenti, sull'eccidio? ''Noi avevamo sempre pensato alla pista libica. Impazzava la teoria del muro di gomma su Ustica, ossia del combattimento aereo, c'erano decine di trasmissioni televisive che davano per certo il tentativo degli americani di uccidere Gheddafi -ricorda Fioravanti- La strage di Bologna è avvenuta 20 giorni dopo Ustica. Noi dicemmo: qua tutti sostengono che l'Italia è stata teatro di un combattimento aereo, di un tentativo di uccidere Gheddafi, su tutti i giornali c'è scritto che Gheddafi si vendica commettendo delle stragi, se Bologna fosse la vendetta?''.

Insomma, pista libica. O meglio, pista internazionale. ''Di questa pista libica -racconta Fioravanti- cercammo di parlare con Francesco Cossiga per chiedergli se ci dava qualche riscontro. Lui fu molto affettuoso e ci disse che non credeva affatto alla pista libica ma che, secondo lui, poteva trattarsi di un incidente dei palestinesi. Lì per lì -ricorda l'ex capo dei Nar- fui deluso da questa tesi, mi sembrava che Cossiga ci avesse dato una pista che non portava da nessuna parte. Fino a questa estate quando è successa una cosa molto fortunata, direi un miracolo. Rovistando tra le carte della commissione Mitrokhin è stata ritrovata una lettera del Capo della Polizia Gianni De Gennaro che, nel 2001, rispondeva a una richiesta d'aiuto dei colleghi tedeschi, che gli chiedevano notizie sul passaggio di alcuni cittadini tedeschi in Italia nel corso degli anni, inviando una lista di nomi''.

In quella lista, balza agli occhi un personaggio oscuro, un terrorista ricercato dalla giustizia tedesca, un mercenario del terrore latitante da anni. ''Il Capo della Polizia -ricorda ancora Fioravanti- rispose che un certo Thomas Kram, sospettato di appartenere al gruppo di 'Carlos', era arrivato a Bologna il 1 agosto ed era ripartito il 2 agosto. All'informativa di De Gennaro era allegata la relazione che diceva che la cosa era stata inviata alla Procura e che la Procura aveva archiviato. Alcuni esponenti della sinistra -dice Fioravanti- hanno detto che la presenza di un uomo di 'Carlos' a Bologna non era rilevante, hanno descritto Kram come un professore, estermista di sinistra, un po' hippy. Thomas Kram è ancora latitante dopo 25 anni, ci sembrava un po' troppo per un professore hippy -osserva Fioravanti- e allora cominciammo a riflettere e ci ricordammo che compariva sulla famosa lista dei tedeschi anche un altro nome, quello di Margot Frolich''. Un nome già emerso durante l'indagine sull'eccidio alla stazione.

''Questa Frolich -ricorda infatti Fioravanti- era passata fulmineamente nel processo di Bologna, perché era stata riconosciuta dal portiere dell'Hotel Jolly che l'aveva vista in un servizio televisivo, due anni dopo, in seguito al suo arresto a Fiumicino mentre tentava di prendere un aereo con del tritolo del sottofondo di una valigia e aveva raccontato della sua presenza a Bologna nell'estate dell'80. La testimonianza uscì sui giornali, gli avvocati chiesero che al ragazza venisse interrogata, la Corte respinse la richiesta perché non rilevante e se devo dire la verità -prosegue l'ex capo dei Nar- la cosa non sembrò così rilevante neanche a noi. Adesso, le carte della Mitrokhin ci raccontano che questa Frolich era amica intima di Kram, tanto che i servizi segreti bulgari, nell'ottobre del'80, intercettarono tutta una serie di telefonate di Frolich e Kram con 'Carlos', in cui chiedevano altre armi e altro esplosivo. Allora -conclude Fioravanti- c'erano due persone legate a 'Carlos' in quell'estate a Bologna e tutto questo è stato tenuto segreto per 25 anni''.

Valerio Fioravanti ci tiene a sottolineare che la presenza dei due a Bologna ''non è la prova di niente''. ''In teoria -dice- potrebbe anche esserci stato un raduno di terroristi filopalestinesi a Bologna e questo non vorrebbe dire che hanno fatto qualcosa di sconveniente, certo che il discorso di Cossiga comincia a quadrare''. Un altro dei ''miracoli di questa estate'', secondo Fioravanti, è il libro dell'ex giudice istruttore Otello Lupacchini, ''Banda della Magliana - Alleanza tra mafiosi, terroristi, spioni, politici, prelati...'', edito da Koine'. Nel libro il magistrato, che inflisse l'ergastolo a Fioravanti per l'omicidio del giudice Mario Amato, dedica un capitolo al processo di Bologna e proprio mercoledì prossimo il volume sarà al centro di una tavola rotonda che si terrà presso la 'sala Tirreno' della Regione Lazio.

''E' una novità -osserva Fioravanti- la libertà intellettuale di un magistrato che non sia schierato politicamente, che metta in discussione l'operato dei suoi colleghi, ma noi abbiamo avuto la fortuna di essere aiutati sempre da persone insospettabili''. Secondo Fioravanti, se si riuscisse ad analizzare la nuova pista internazionale, astraendosi dal ''contenzioso bassamente politico, ci si renderebbe conto che, anche se non esiste un movente forte come quello libico, c'è una spiegazione estremamente ragionevole per tutto questo''.

''Così come trovo molto convincente -spiega l'ex capo dei Nar- che i servizi fossero intervenuti per proteggere gli errori degli americani e gli errori dei libici, in questo caso i servizi sono intervenuti a difendere un errore dei palestinesi, ma non per contriguità ideologica o per cattiveria. Semplicemente -commenta Fioravanti- perché c'era un vecchio accordo e perché questo accordo ha tenuto l'Italia fuori dalle rotte del terrorismo internazionel per un quarto di secolo. Questo accordo con i palestinesi è stato un accordo prezioso, è un accordo che ha funzionato. Quindi -prosegue Fioravanti- nonostante io sia la vittima del depistaggio usato per proteggere i palestinesi, lo trovo assolutamente ragionevole e penso che abbiano fatto bene''. Per concludere, Fioravanti ironizza sul fatto che questa tesi ''ha il difetto di essere troppo perfetta''. ''Non c'è un cattivo -dice- è soltanto successa una terribile disgrazia ed è finita lì. Se accusare Mambro e Fioravanti è servito a rispettare un accordo, questo mi sembra un movente serio e io lo capisco''.