MANTOVA 12 novembre 2005


Nella cornice meravigliosa offerta dalla sala degli Specchi di Mantova, sabato 12 novembre u.s., è stato presentato il libro “La strage di Bologna. Luigi Ciavardini: un caso giudiziario”.

L’Avv. Valerio Cutonilli, portavoce del comitato “l’ora della verità”, ha ringraziato gli intervenuti manifestando la speranza di assistere, anche nella città virgiliana, al consolidamento di una battaglia di Giustizia che sta unendo gli italiani oltre le consuete divisioni politiche.

Il portavoce ha auspicato un confronto, civile e costruttivo, con quella parte residuale della società italiana che si dice convinta della colpevolezza di Ciavardini e degli altri imputati nel processo per la Strage di Bologna.

Cutonilli ha spiegato che, davanti ad 85 vittime innocenti, non si può e non si deve parlare per sentito dire o, peggio ancora per slogan ideologici. Occorre riflettere in modo imparziale sul senso e sull’appartenenza politica delle numerose vittime dei depistaggi, esclusivamente di destra. Occorre riflettere sulle inevitabili implicazioni della vicenda relativa al teste chiave Sparti il quale è stato dimesso dal carcere di Pisa per un tumore che, in realtà, non ha mai avuto. Occorre riflettere sull’assoluzione, ormai definitiva, dell’imputato Sergio Picciafuoco il cui eventuale coinvolgimento nella Strage motivò il rinvio a giudizio di Ciavardini. Occorre riflettere che quest’ultimo rischia di essere condannato per un reato di terrificante gravità, nonostante non vi sia nessun teste, vero o falso che sia, che riferisca della sua presenza a Bologna il 2 agosto 1980. Occorre riflettere sul fatto che la famigerata telefonata che Ciavardini avrebbe effettuato il giorno prima della Strage è stata smentita, anche di recente, da tutte le persone che ne avrebbero dovuto avere notizia, a partire dall’ipotetica destinataria, Elena Venditti.

Luigi Ciavardini ha voluto rendere omaggio alle 85 vittime della Strage raccontando la sua storia personale, i drammi degli anni di piombo, senza alcuna ipocrisia. Ciavardini ha osservato come gli autori di un attentato indiscriminato, ordito contro gente innocente e bambini indifesi, non siano meritevoli di appartenere al genere umano.

Ciavardini ha spiegato che la sua volontà di accettare gli inviti a parlare, formulati dal comitato, sia dovuti ad un senso di rispetto per la gente comune e, soprattutto, per i familiari della vittime: “non mi nascondo perché non ho nulla da nascondere. Ho il dovere, in questa vicenda, di mettermi a disposizione di chiunque voglia capire, di rispondere alle domande di chiunque voglia sapere. Ma non devo e non posso farlo con una e-mail o con un telefono. Ho il dovere di metterci la faccia. Ho il dovere di guardare negli occhi le persone quando dico, per l’ennesima volta, che sono innocente, come sono innocenti Mambro e Fioravanti. E continuerò a ripeterlo sino a quando mi sarà permesso di vivere”.

Ancora una volta la serata si è conclusa con la promessa della gente accorsa di impugnare la fiaccola della speranza, la sera del 3 dicembre prossimo a Roma, quando migliaia di persone sfileranno silenziose verso la bocca della Verità.