Strage di Bologna: rispunta la pista estera
di RITA DI GIOVACCHINO
ROMA - La storia infinita della strage di Bologna si arricchisce di un nuovo capitolo. Titolo di copertina: Carlos, il terrorista senza volto ma dalle molte coperture. A rilanciare l’ipotesi di un attentato di marca mediorientale nella bomba del 2 agosto 1980 è stavolta Giusva Fioravanti, condannato all’ergastolo per la medesima strage insieme alla moglie Francesca Mambro, anche se si è sempre dichiarato innocente ed è ormai in semilibertà. Fioravanti dice di essere rimasto fulminato da alcuni documenti prodotti dalla commissione Mitrokhin che avrebbero aperto ai suoi occhi un’ipotesi del tutto inimmaginabile. La pista di cui parla l'ex leader dei Nar è legata alla presenza a Bologna, tra l'1 e il 2 agosto '80, del berlinese Thomas Kram, appartenente alle Cellule rivoluzionarie tedesche, formazione anarchica in contatto con Carlos.
Sulla presenza in città del terrorista tedesco la Procura di Bologna aveva a suo tempo ricevuto segnalazioni dalla Digos, ma il fascicolo fu poi archiviato. Dice Fioravanti: «Il fatto è che prima della strage l'estrema destra aveva quattro latitanti e cento fiancheggiatori, dopo Bologna ha avuto 104 latitanti che scappavano per l’Italia e una ventina sono morti». Cita Rousseau l’ex terrorista: «Se uno ti accusa di aver rubato la cattedrale di Notre Dame, non fermarti a dare spiegazioni, scappa. Ora dico se la pista è quella giusta è stata protetta in maniera strepitosa. La strage di Bologna è avvenuta 20 giorni dopo Ustica: l'Italia era stata teatro di un tentativo di uccidere Gheddafi, forse Gheddafi si vendica e se Bologna fosse la vendetta?». Aggiunge: «Quel giorno a Bologna c’erano sia Kram che Margot Frolich, un’altra terrorista tedesca». Fioravanti è un ragazzo di buon senso: «Certo c’era un accordo tra i nostri servizi e quelli palestinesi, se accusare Mambro e Fioravanti è servito a rispettare un accordo, questo è un movente serio, che ha risparmiato altre stragi, e io lo capisco».
Ma all’interno della Mitrokhin non tutti la pensano così. Walter Bielli (ds) spiega: «Fioravanti ha tutti i diritti a difendersi, ma la presenza di Kram, all’epoca seguito dalla nostra polizia, è stata scandagliata in lungo e in largo. Basti dire che era stato fermato alla frontiera il giorno prima ed era stato identificato, in albergo aveva dato il suo vero documento. Quanto ai suoi rapporti con Carlos consistono in un incontro successivo, di cui non ci sono altre prove oltre ad un’informativa piuttosto generica dei servizi segreti dell’Est». Riflette Bielli: «Quanto al movente, che motivo avrebbero avuto i palestinesi di compiere la strage visti gli ottimi rapporti che avevano con l’Italia? Per vendicare l’attentato a Gheddafi? Non è un gran segreto che il leader libico sia riuscito a salvarsi forse grazie a una soffiata dei nostri servizi».
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